Significato biologico e funzionale

 

Da qualche anno le autorità sanitarie italiane (ISS, ASL, Società Pediatriche, Ordine dei Medici) sono preoccupate per il crescente calo di adesione alla pratica vaccinale soprattutto in età pediatrica, da parte di genitori “obiettori” che ritengono le vaccinazioni troppo rischiose,

in relazione a possibili danni o effetti collaterali, per la salute dei loro figli, rispetto ai vantaggi che possono portare, oppure che non la considerano una pratica naturale, bensì farmacologica e invasiva, per mantenere la salute e prevenire la comparsa delle malattie infettive.

Abbiamo raccolto le loro indecisioni, i loro dubbi, i loro rifiuti, le loro proteste e abbiamo cercato di capirne le ragioni e dare risposte ai loro quesiti.

Ci siamo innanzitutto interrogati sul

perché sempre più numerosi sono i genitori che rifiutano la pratica vaccinale per i loro figli, nonostante una intensa campagna di informazione da parte dei pediatri e delle Autorità sanitarie.

La risposta che viene data dalle Autorità Sanitarie (A.S.) stesse è che

  1. l’uso di internet porta a ricevere informazioni non sempre scientificamente corrette e spesso terroristiche nei confronti dei vaccini, 
  2. sempre più numerosi sono i movimenti “antivaccinisti” particolarmente attivi sui cosiddetti “social network” 
  3. i pediatri spesso non sono adeguatamente convincenti e informati
  4. i genitori non si fidano delle garanzie di innocuità dei vaccini e delle assicurazioni di efficacia per la prevenzione delle malattie infettive, date dalle A.S.e dai pediatri.

Concordiamo certamente con queste risposte, ma a differenza delle A. S., ci siamo chiesti i motivi, le ragioni di questa situazione, in aumento esponenziale in questo ultimo decennio e non solo limitato alla pratica vaccinale, ma anche in altri ambiti, quali

  • l’alimentazione a base vegetale (vegan) invece che onnivora, consigliata dalla Pediatria Accademica
  • l’uso di terapie non convenzionali, non validate scientificamente (omeopatia, fitoterapia),
  • il rifiuto di seguire protocolli terapeutici validati scientificamente, con farmaci chimici per patologie gravi (tumori, malattie autoimmuni, leucemie)
  • la diffusione del cosiddetto “medical shopping” (passare da medico all’altro, specialista e no), alla ricerca del “guaritore ” non necessariamente medico, anzi spesso non medico, nella speranza di trovare la soluzione ai problemi di salute dei propri figli.

Sembra che questa fascia di popolazione contesti e rifiuti le indicazioni della medicina scientifica come in preda ad una specie di isteria collettiva.

Tale clima antiscientifico è diffuso non solo in Italia: negli USA si chiama science denialism, il negazionismo della scienza.

È pertanto un fatto innegabile la

crescente sfiducia di una parte di popolazione, in aumento esponenziale, nei confronti delle Autorità Sanitarie.

Questi genitori peraltro risultano appartenere alle categorie sociali più elevate, culturalmente preparate, economicamente stabili, con capacità di giudizio autonomo, tra cui medici, avvocati, magistrati, insegnanti.

PERCHÉ questa sfiducia?

Dove sbagliamo?

Ce lo hanno detto e continuano a dircelo i genitori stessi:

  1. Non siamo capaci a COMUNICARE: pensiamo ancora di vivere nel periodo in cui il medico faceva diagnosi e prescriveva la terapia senza “coinvolgere” il paziente, il quale non faceva domande e il medico non era tenuto a dare risposte: la parola del medico era inconfutabile per principio.

Che cosa è cambiato?

È cambiata L’INFORMAZIONE E LA CONOSCENZA:

Nel mondo occidentale, dagli anni ’50 -’60 del secolo scorso è iniziata una nuova era, un nuovo rinascimento i cui principi sono:

La democrazia, l’eguaglianza sociale, la libertà (di espressione, di pensiero, di riunione, di mobilità, ecc), la solidarietà, la parità di genere.

Principi che hanno portato, con il grosso contributo della tecnologia, a

  • azzeramento dell’analfabetismo
  • azzeramento dei conflitti armati: 70 anni di pace in Europa!
  • miglioramento delle condizioni igieniche e abitative
  • miglioramento delle condizioni nutrizionali con conseguente 
  • riduzione della morbilità e della mortalità a partire da quella infantile (dal 10% del dopoguerra al 3/4 per 1000 di oggi)
  • miglioramento complessivo della qualità di vita per la quasi totalità della popolazione

MAI, NELLA STORIA DELL’UOMO, ABBIAMO AVUTO UNA TALE CONDIZIONE DI BENESSERE COMPLESSIVO diffuso alla maggioranza della popolazione.

Ma il fattore che ha rivoluzionato maggiormente la nostra vita negli ultimi due decenni è stata la tecnologia informatica: attraverso uno strumento che sta in una mano, e che ormai tutti ci portiamo in tasca, abbiamo la possibilità di accedere alla conoscenza globale nel giro di pochi minuti.

TUTTI possono avere un ‘informazione dettagliata su qualsiasi argomento in pochi minuti, comunicare e confrontarsi con il mondo intero attraverso le proprie esperienze.

Per questo motivo la relazione medico-paziente non può più essere unidirezionale, impositiva, costrittiva, globalizzata, bensì deve diventare circolare, partecipativa, condivisa, personalizzata, propositiva.

  1. Noi medici siamo diventati “funzionari” esecutori di LINEE GUIDA, di PROTOCOLLI DIAGNOSTICI E TERAPEUTICI, definiti e codificati da gruppi ristretti di Autorità mediche Accademiche.

Il medico, nella sua pratica quotidiana, con la giustificazione delle “evidenze scientifiche, “non può”, non deve uscire da tali schemi, non può pensare ed agire secondo scienza e coscienza, in relazione al paziente che si trova davanti, pena la riprovazione e talvolta la sanzione della “comunità scientifica”: deve “curare la malattia, secondo schemi predefiniti indipendentemente dalla persona malata”.

Abbiamo dimenticato che la MEDICINA NON È UNA SCIENZA, ma un’ Arte.

La medicina usa gli strumenti della scienza: la chimica, la fisica, la biologia.

Il medico ha dovuto rinunciare alla sua peculiarità professionale espressa nel giuramento di Ippocrate e nel codice deontologico, di agire con diligenza, perizia, prudenza per la salute delle persone.

Il medico non può, non deve, PERSONALIZZARE la diagnosi e la terapia in relazione alla persona che chiede il suo intervento.

La diagnosi è codificata e la terapia è standardizzata in base alla malattia, non al malato.

Esempio: le malattie autoimmuni, la sindrome metabolica, i disturbi del comportamento, sono codificate da Comitati Scientifici, in base ad una serie di manifestazioni sintomatiche soggettive ed oggettive che le definiscono o con Acronimi (es.: ADHD, AIDS) o con nomi dei ricercatori che le hanno studiate (es.: morbo di Crohn, Tiroidite di Hashimoto).

Allo stesso modo viene codificato un PROTOCOLLO TERAPEUTICO, basato, oltre alla chirurgia e alla radioterapia, quasi esclusivamente su FARMACI: non viene preso in considerazione, e pertanto non è oggetto di ricerca e sperimentazione, alcun trattamento che non sia farmacologico o chirurgico demolitivo o radioterapico . Non viene considerata significativa ad esempio, una dieta mirata a ridurre lo stress ossidativo, uno dei principali fattori causali delle malattie o l’uso di rimedi farmacologici naturali, quali le erbe o l’acqua o la terapia fisica, il calore o il freddo, o, ancora più importante l’aspetto emotivo, psichico, relazionale.

Tale aspetto della medicina moderna porta a considerare un altro elemento fortemente presente nella attività quotidiana del medico e che i genitori osservano e ci contestano sempre più spesso:

  1. I CONFLITTI DI INTERESSE che si presentano con modalità variabili in relazione al livello di potere del singolo medico:

dal più basso, il medico di medicina generale o il pediatra di base, che riceve in regalo dalle ditte farmaceutiche, i ricettari personali, la cancelleria o l’iscrizione al Congresso, o il viaggio studio o l’abbonamento alla rivista, ecc…

Al più alto, il cattedratico, il ricercatore, il presidente di Società scientifica, che riceve finanziamenti per borse di studio, ricerche mirate, viaggi non sempre di lavoro, ecc

La Medicina Moderna occidentale ha caratterizzato la sua azione nei confronti delle malattie, per lo più sulla ricerca della terapia, quasi esclusivamente farmacologica, anziché sulla ricerca delle cause e sulla loro rimozione.

Tale scelta ha portato l’industria farmaceutica, con il suo potenziale economico, a condizionare le decisioni politiche sanitarie dei governi e didattiche delle Università e dei Centri di ricerca Medica.

A questi suddetti fattori (A, B, C,) si aggiunge un ultimo elemento di cambiamento culturale che non ha ancora raggiunto la Medicina Convenzionale e il medico che cura (di famiglia, privato, ospedaliero, specialista, ecc), ma solo alcuni operatori sanitari anche non medici:

la PREVENZIONE PRIMARIA ovvero la MEDICINA PREVENTIVA 

Sviluppata e applicata soprattutto dalla cosiddetta MEDICINA ANTI-AGING (anti-invecchiamento) che si sta diffondendo nella popolazione anziana per mantenere efficiente l’organismo il più a lungo possibile.

Questi concetti sono antichi come le civiltà e da sempre l’Uomo ha cercato di capire il significato delle malattie e di prevenirle (si dice che nell’antica Cina il medico fosse pagato finché manteneva in salute i suoi pazienti), e anche di “predirle” con modalità, ai nostri occhi, primitive e fantasiose (oracoli, volo degli uccelli, ecc.), ma soltanto ora abbiamo raggiunto una conoscenza dei meccanismi biologici sufficiente non solo per poter evitare la comparsa della malattia, ma anche di prevederne il rischio sulla base di dati obiettivi rilevabili con gli strumenti tecnologici attuali.

Mai l’Uomo ha raggiunto uno stato di benessere e salute ed una durata media della vita come quelli attuali.

Pertanto la modalità terapeutica che la medicina Anti-Aging sta proponendo in questi anni in Occidente e che sempre più spesso i genitori chiedono anche per i loro figli è

  • PREVENTIVA
  • PREDITTIVA
  • PERSONALIZZATA
  • PARTECIPATA

Nella sanità attuale, in particolare pediatrica, c’è per lo più medicina curativa dei sintomi, un po’ di medicina preventiva (nutrizione, attività fisica, ambiente), assente totalmente la personalizzazione (si cura il diabete, la tonsillite, l’obesità, l’allergia, il tumore, non quel particolare bambino con il diabete, la tonsillite, ecc.), non si chiede il parere dei genitori o del malato e la sua condivisione (medicina partecipata); e non esiste una valutazione a priori e oggettivabile con esami del rischio di malattia (medicina predittiva).

Attualmente i genitori, per lo più acculturati, chiedono questo e noi medici come rispondiamo?

Accusandoli di ignoranza, di cialtroneria, di superficialità invece di fare mea culpa e cercare di capire le cause di questa situazione.

Sulla base di queste premesse di carattere generale, abbiamo cercato di rispondere ai perché relativi alla vaccinazioni e alle malattie infettive, partendo dal loro significato biologico:

  • Che cosa sono le Malattie Infettive?
  • Quando sono comparse?
  • Perché sono comparse?
  • Perché ne abbiamo timore?
  • Perché non colpiscono tutti allo stesso modo?
  • Perché, in presenza del germe, alcuni si ammalano e altri no?
  • Perché, tra chi si ammala, alcuni guariscono e altri soccombono?
  • Perché alcune malattie sono pericolose e mortali solo in alcuni paesi e non in altri?
  • Perché la malaria autoctona è scomparsa solo in Europa?
  • Perché alcune m.i. sono scomparse spontaneamente, almeno in Occidente, (peste, colera, lebbra, tifo, rabbia, sifilide, tubercolosi) altre persistono senza destare preoccupazione (rinite, scarlattina, varicella, streptococcie, mononucleosi, herpes, quarta, quinta, sesta malattia, cytomegalovirus,) altre persistono e destano serie preoccupazioni (epatiti, meningiti, morbillo , poliomielite, difterite, tetano, AIDS, Pertosse, papillomavirus, influenza)?

Sono queste le principali domande che sempre più persone, soprattutto genitori, ci pongono quotidianamente e a cui non sappiamo rispondere o rispondiamo in modo improprio o palesemente inadeguato.

Partiamo dalle prime 3 domande:

  • Che cosa sono?
  • Quando?
  • Perché?

Ecco la nostra risposta

Microbi, germi, microrganismi: termini generici per indicare organismi viventi di dimensioni piccolissime invisibili ad occhio nudo

 

Chi sono gli organismi viventi?

Sono entità di varia dimensione e sviluppo con la caratteristica della Vita.

Come possiamo definire la VITA?

Intendiamo per “VITA” un processo di nascita, auto-mantenimento, riproduzione, espansione, morte.

 

La vita sulla terra dalla sua comparsa, circa tre/quattro miliardi di anni fa, è sempre stata un succedersi di relazioni, di scambi, scontri tra i vari organismi viventi.

I meccanismi che hanno consentito l’innesco di questo processo sono molto difficili da comprendere o immaginare. Secondo Stuart Kauffman l’auto-organizzazione è una legge di natura generale o una “attitudine” che si attua attraverso molteplici processi. Le molecole organiche, una volta generate, si sono evolute in base ad intrinseche proprietà autocatalitiche (Kauffman, 1986; Eigen, 1992; Kurganof, 1994; Lifson 1997). L’automantenimento, l’autocatalisi, l’aggregazione in molecole complesse e in organismi autonomi non deve aver richiesto, secondo Kauffman, tempi enormemente lunghi per dare origine ai microrganismi che oggi noi consideriamo come i primi elementi oggettivabili della vita biologica.

Una volta resisi disponibili i mattoni della vita, questa si è “cristallizzata” rapidamente attorno ad essi.

I batteri hanno avuto, ed hanno tuttora, un ruolo essenziale nella formazione e nel mantenimento della vita organica.

Da soli hanno creato le condizioni biochimiche affinché nel mare e sulla superficie della terra si determinassero quelle concentrazioni relative di ossigeno, anidride carbonica e azoto indispensabili per la vita.

Le prime forme di “vita” sulla Terra, sono stati i batteri. Si può dire che dalla comparsa dei batteri sia iniziata l’evoluzione che ha portato fino all’uomo.

Su questo punto vi è assoluta concordanza di idee con la sola esclusione dell’ipotesi creazionistica.

Vi sono due modi essenzialmente diversi di guardare alla vita della biosfera.

Da una parte la biosfera viene considerata come_un insieme di individui autonomi ciascuno dei quali testa la propria adattabilità all’ambiente: mutazioni, pressione selettiva, selezione naturale sono gli elementi attraverso i quali gli individui permangono o si estinguono. In questa visione, prevalentemente divisionistica, la biosfera non è che il contenitore (o il contenuto globale) di tutte le forme di vita.

La seconda visione considera la biosfera come unità viva e autonoma. Pioniere di questa visione è James Lovelock. Durante la sua permanenza alla NASA Lovelock ha analizzato e confrontato le atmosfere e le situazioni chimico-fisiche dei pianeti del sistema solare ed è pervenuto alla formulazione dell’idea di Gaia, ovvero della biosfera del pianeta Terra come entità viva ed autonoma.

La teoria di Gaia considera l’intera biosfera come un unico grande organismo vivente. L’evoluzione dei suoi costituenti individuali non sarebbe un fatto esclusivamente “personale” relativo alla adattabilità individuale ad un determinato ambiente ma sarebbe il risultato di un processo che coinvolge, sempre e comunque, tutta la biosfera, il suo equilibrio dinamico, la sua salute, la sua adattabilità ad un ambiente molto più grande.

I geni dei singoli individui, i pool genici delle specie, sarebbero quindi gli elementi di un pool genico condiviso da tutto il superorganismo (Gaia appunto) e contenenti le informazioni pratiche per il suo sviluppo ontogenetico (Lovelock, 1991, Levine, 1993; Lovelock, 1995; Markos, 1995).

Nella metafora del superorganismo, ogni “cellula”, pur nel rispetto di una determinata gerarchia, ha la sua propria dignità: la sua esistenza condiziona, e dipende da ogni altra cellula dell’organismo, presente, passata, futura.

Tale visione contrasta con il modello medico occidentale moderno che considera invece l’uomo, sì effetto dell’evoluzione, ma al vertice della “natura”, al di sopra di tutti gli altri esseri viventi e quindi in diritto di eliminare e distruggere ciò che impedisce la sua sopravvivenza.

Inoltre l’uomo è l’unico essere vivente “consapevole”, cosciente, della sua esistenza, e quindi della sua morte certa.

Questa consapevolezza, accettata con dignità e fierezza nel mondo primitivo e in quello sviluppato antico, orientale (Cina, Giappone, India, Egitto) e greco, rendeva l’uomo dipendente dagli eventi e dai cicli naturali.

L’avvento del Cristianesimo porta in Occidente, dove si diffonde velocemente, un modello antropologico culturale nuovo, totalmente differente da quelli precedenti e assolutamente “contro natura”:

“Non morirai e, se muori, risorgerai”

Perché “contro natura”?

La morte biologica è l’evento obbligato e necessario per mantenere la vita: non ci può essere vita senza morte.

La morte degli individui è uno dei meccanismi necessari alla permanenza delle specie: solo una popolazione che si rinnova in continuazione (nascita, procreazione, morte) esprime quella variabilità che serve per fare fronte alle mutanti necessità ambientali.

La morte dell’individuo trova così una sua ragion d’essere nella sopravvivenza della sua specie.

Quando l’evoluzione porta una struttura anatomica, il cervello, ad uno sviluppo così complesso e raffinato da rendere l’Homo sapiens “cosciente” “consapevole” del suo essere, della SUA VITA, della sua nascita, della sua crescita, della sua riproduzione e quindi della sua morte, si verifica una condizione nuova, anomala rispetto a prima.

Compare sulla Terra un essere vivente, l’homo sapiens, che a differenza di tutti quelli comparsi prima, sa di dover morire.

Convincere le persone che non moriranno, e se moriranno, risorgeranno è, come dice Nietzsche, il colpo di genio del Cristianesimo.

Questo modello condizionerà, e condiziona tuttora, l’Occidente in tutti gli ambiti : cultura, lavoro, economia, giurisprudenza, scienza, medicina, ecc.

In campo medico in particolare l’obiettivo è sempre più quello dell’allontanamento della morte e del prolungamento della vita, a qualsiasi costo.

In questa visione, un posto speciale occupa la “battaglia” della medicina e della tecnologia, alle malattie infettive, le cui epidemie furono per millenni incubo e terrore dei popoli, occidentali in particolare.

La scoperta degli antibiotici e dei vaccini è il fiore all’occhiello della scienza occidentale, funzionale all’obiettivo di colpire un singolo microorganismo con una sostanza farmacologica senza agire sulle cause e senza intervenire sull’ospite.

La storia dell’Uomo è intrinsecamente legata con quella degli altri organismi viventi, esterni e interni a lui, grandi, piccoli, invisibili.

Noi, per comodità conoscitiva, abbiamo classificato gli esseri viventi in classi, specie, ordini, famiglie, ecc. ma in natura la convivenza e la promiscuità è totale: la quantità di germi (virus, batteri, funghi, ecc) presenti nel nostro organismo, dentro e fuori, è stata calcolata in 10 volte più numerosa del numero delle nostre cellule.

In natura gli organismi viventi hanno convissuto e convivono per lo più in equilibrio.

La comparsa dell’homo sapiens dotato di intelligenza e conoscenza ha sconvolto questo equilibrio, perché l’Uomo non accetta che ci siano degli altri esseri, grandi o microscopici, più potenti di lui che possano annientarlo, distruggerlo ed eliminarlo fisicamente.

È riuscito a dominare e spesso a eliminare ed estinguere grandi animali, ma non ancora quelli microscopici, e ovviamente non ci riuscirà perché sono i batteri che ci permettono di vivere: senza batteri non saremmo comparsi e non potremmo vivere, moriremmo subito.

Per quanto riguarda l’effetto dei germi sul nostro organismo, possiamo distinguere due tipologie:

  1. germi che convivono in modo innocuo, anzi, protettivo, con il nostro organismo, e
  2. germi che provocano malattie

I primi sono per lo più batteri, funghi, protozoi.

I secondi possono essere anche batteri, funghi e protozoi, ma sono essenzialmente e sempre, virus.

La possibilità che i germi possano provocare malattia negli organismi superiori, dipende in parte dal tipo di germe e dalla sua numerosità, ma soprattutto dalle condizioni metaboliche dell’organismo ospite.

Per malattia da infezione si intende una condizione per cui un germe ha superato le barriere naturali innate dell’organismo, (cute, mucose, macrofagi, granulociti, linfociti) ed è penetrato nella circolazione sanguigna, determinando una reazione di allarme del sistema difensivo, la febbre, che deve impedire al germe di raggiungere gli organi vitali, cervello, cuore, fegato, reni, pancreas dove si producono le temute “complicazioni”: encefalite, miocardite, epatite, nefrite, pancreatite.

Quando un germe penetra in un organo vitale, l’evoluzione biologica naturale è la morte dell’ospite, a meno che non si intervenga con farmaci specifici, come abbiamo imparato a fare noi umani.

Da Playfair J. In salute e malattia. Sperling&K Ed 2004

PERCHÉ I GERMI NON COLPISCONO TUTTI ALLO STESSO MODO?

PERCHÉ ALCUNI SI AMMALANO E ALTRI NO?

PERCHÉ TRA CHI SI AMMALA ALCUNI GUARISCONO, ALTRI SOCCOMBONO?

A questo gruppo di domande, si può rispondere che in biologia tutti gli esseri viventi hanno il “compito”, la “necessità” biologica di crescere, riprodursi e morire senza differenza di specie e dimensioni.

Pertanto virus, batteri, insetti, rettili, pesci, l’homo sapiens, hanno, tutti indistintamente, l'”obbligo biologico” di svolgere questo compito nel modo più efficace per il mantenimento della specie: riesce a sopravvivere e riprodursi il più forte, o piuttosto chi si adatta meglio all’ambiente in cui nasce.

Questo significa che non è sufficiente la presenza di un germe (virus o batterio o parassita) per provocare la malattia.

Scrive John Playfair, direttore del dipartimento di immunologia presso l’University College Hospital di Londra, autore del trattato Infection and Immunology, Oxford University Press:

“La MENINGITE può essere causata da pneumococchi, bacilli tubercolari, virus, funghi e perfino protozoi. Tuttavia l’agente più comune è la Neisseria meningitidis, detto anche “meningi cocco”.

Circa un quarto della popolazione è PORTATORE SANO di questo batterio, che risiede nelle cavità nasali e nella gola.

NON È CHIARO IL MOTIVO per cui talvolta il meningococco entri nel sangue e si diffonda nelle meningi, alla pelle e ad altre parti del corpo”.

Questo autorevole studioso della medicina accademica ci dice che

LA MEDICINA NON SA IL MOTIVO PER CUI IN PRESENZA DI UN GERME, ALCUNI SI AMMALANO E ALTRI NO.

Se questa affermazione corrisponde a verità, perché la ricerca scientifica, le Università, gli Stati, i politici, i medici tutti, non investono denari, risorse organizzative, convegni, studi controllati e comparati per scoprirlo?

Sarebbe la soluzione definitiva ai problemi della immunologia.

Se scopriamo come l’organismo di certi soggetti si difende in modo naturale dalle infezioni potremmo trasferire a tutti gli organismi queste capacità e non aver più bisogno, o molto meno di farmaci antibatterici e vaccini.

Ma Ahimè: ecco il probabile motivo della mancata ricerca: il rischio di far crollare i fondamenti Ideologici e filosofici (!) della medicina moderna occidentale: IL FARMACO.

Senza o con pochi farmaci, ma soprattutto con la prevenzione primaria personalizzata e ambientale crolla la medicina moderna.

L’industria alimentare e farmaceutica condiziona la politica economica e sanitaria mondiale.

PERCHÉ E QUANDO si verificano le complicazioni?

Essenzialmente quando e se l’organismo ospite è debilitato e non in grado di impedire con le sue difese innate, la penetrazione dei germi nel circolo sanguigno.

Infatti non sono le malattie infettive in sé che ci preoccupano , ma le possibili complicanze: per esempio, del morbillo ci preoccupa la possibile complicanza encefalitica o la polmonite; dello pneumococco, la meningite; della Neisseria, la meningite; della poliomielite, la complicanza nervosa, la paralisi; della difterite, la miocardite; della parotite, la pancreatite o l’orchite e l’ovarite, ecc.

Fin dagli anni ’70, l’OMS, in un rapporto sosteneva che:

Un organismo debilitato è molto meno resistente agli attacchi dei microbi che incontra. Generalmente il morbillo o la diarrea – malattie senza conseguenze e di breve durata tra i bambini ben nutriti – sono malattie gravi e spesso fatali per quelli cronicamente mal nutriti.

Prima che esistessero i vaccini, ogni bambino in ogni paese, prendeva il morbillo, ma si verificavano 300 volte più morti nei paesi poveri che in quelli più ricchi.

La ragione non stava nel fatto che il virus fosse più virulento, né che ci fossero meno servizi medici, ma nel fatto che l’organismo dei bambini sottoalimentati hanno minore capacità reattiva, sono immunologicamente depressi.”

Lo stesso rapporto OMS sostiene che “abbiamo prestato troppa attenzione al nemico, trascurando le nostre proprie difese”.

“Per il momento, conclude il rapporto, una dieta adeguata rappresenta il “vaccino” più efficace contro la maggior parte delle comuni malattie infettive diarroiche, respiratorie o di altro genere” (OMS, Behar, A deadly combination, World Health O., febbraio 1974, pag 29).

È universalmente riconosciuto che lo stato di salute di una persona, ha un peso determinante sulla sua capacità di reagire alle malattie infettive.

Il MORBILLO costituisce un tipico esempio di malattia con elevata incidenza tra tutte le classi sociali, per la quale peraltro, la probabilità di subire gravi complicanze o di morire dipende in gran parte dallo stato generale di salute del bambino ed è elevata nei paesi sottosviluppati e tra le classi povere dell’occidente.

L’epidemiologia ci dice che dagli anni ’30 agli anni ’90 (introduzione del vaccino) in Italia, la morbilità è rimasta costante, estesa a tutti i nuovi nati, circa 500.000 a per anno, ma la MORTALITÀ è passata da più di 3000 casi anno a 0 (prima dell’introduzione del vaccino) e le tanto temute gravi complicazioni (encefalite, polmonite) erano a carico per lo più di soggetti adulti o di bambini immunodepressi per malnutrizione o scarsa igiene ambientale

L’INTRODUZIONE DELLA VACCINAZIONE ANTIMORBILLOSA IN ITALIA NON HA MODIFICATO LA MORTALITÀ, MA SOLAMENTE LA MORBILITÀ.

Diverso è il discorso per i paesi in via di sviluppo dove la mortalità è ancora elevata per problemi di denutrizione e igiene scarsa: in questi casi la vaccinazione potrebbe ridurre la mortalità, anche se le precarie condizioni di salute dei bambini di quei paesi potrebbero inficiare l’efficacia del vaccino o provocare eccessivi effetti collaterali.

LA IMMUNIZZAZIONE PER VIA INTRAMUSCOLARE (vaccino) NON È UGUALE A QUELLA PER VIA MUCOSALE: i virus e i batteri che vengono in contatto con il nostro organismo in modo fisiologico devono superare numerose barriere (cute, mucose) e sostanze protettive (macrofagi, cellule dendritiche, granulociti, linfociti) prima di arrivare ad attivare il sistema anticorpale. Tutte queste barriere protettive naturali innate, vengono eliminate con l’immissione diretta in circolo degli antigeni, per cui la immunizzazione per via naturale non è uguale a quella vaccinale.

LA POLIOMIELITE PARALITICA È STATA SCONFITTA DAL VACCINO SABIN, MA PRIMA DEGLI ANNI ’40 ERA PRATICAMENTE ASSENTE: l’epidemiologia ci dice che fino agli anni ’40, i virus polio colpivano la totalità dei bambini entro i 5 anni, con un decorso clinico benigno , senza complicazioni neurologiche. (Il testo di pediatria dello Schwarz-Thiene (1964) la definisce “una malattia infettiva che nella maggioranza dei casi decorre in modo inapparente subclinico, senza localizzazioni neurologiche; soltanto in una piccola percentuale (< 1%) dà origine a paralisi”).

Dagli anni ’50 è diventata una malattia pericolosa con una percentuale di complicazioni neurologiche e mortalità elevatissima, quando in precedenza queste complicazioni si verificavano sono negli adulti che non avevano superato là malattia nei primi anni di vita.

Cosa era accaduto in quel periodo per provocare questo cambiamento?

I neonati non venivano più allattati al seno o lo erano solo per poche settimane.

In sostituzione del latte materno assumevano latte vaccino che provocava precoci e ripetute infezioni (da eccesso di proteine) con conseguente ipertrofia adeno-tonsillare (il bambino linfatico), e successiva asportazione di tonsille e adenoidi (organi produttori di linfociti e anticorpi posti all’ingresso del tubo gastro-enterico per proteggere l’organismo dall’introduzione di germi pericolosi).

I polio virus hanno un tropismo per la mucosa intestinale: non avendo più ostacoli all’ingresso del cavo orale e senza IgA secretorie intestinali prodotte dal latte materno, han trovato la via libera per penetrare all’interno della mucosa intestinale e migrare attraverso il sangue alle corna posteriori del midollo spinale, provocandone la distruzione con conseguente paralisi e/o morte.

Questa situazione era ben conosciuta dai pediatri dell’epoca: sempre il testo di pediatria citato riferisce i fattori causali della complicazione neurologica, riferita inferiore all’ 1%: adenotonsillectomia, assenza di allattamento al seno, strapazzi, fatica, deficienze alimentari.

Il picco di complicazioni del virus polio esiste solo dopo gli anni 50.

Il vaccino Sabin da virus vivo (l’unico efficace a produrre anticorpi perché assunto per bocca, come in natura) ha permesso la eliminazione della malattia anche se a costi elevati di complicazioni (polio da vaccino).

  • Le più pericolose malattie infettive per l’uomo, peste, colera, lebbra, tifo, rabbia, sifilide, tubercolosi, malaria sono scomparse in Europa o non sono più ritenute pericolose per gli europei (tbc, sifilide, tifo) senza interventi di profilassi vaccinica, ma “solamente” con interventi di controllo igienico ambientale.

Altre malattie gravi, drasticamente ridotte o sotto controllo sempre in Europa, (difterite, tetano epatiti A B C), che si ritiene per merito della vaccinazione specifica, erano in netta riduzione ancor prima dell’introduzione del vaccino “solamente” con interventi di igiene ed educazione sanitaria.

VACCINATO NON VUOLE DIRE IMMUNIZZATO

NON VACCINATO NON VUOL DIRE NON IMMUNIZZATO

DIFFERENZA TRA VACCINATI E IMMUNOPROTETTI

Per le A.S. è importante non scendere sotto la soglia del 95% di vaccinati per ottenere l’effetto gregge che impedisce la comparsa di epidemie.

Ma non viene poi verificato se la vaccinazione abbia prodotto anticorpi specifici con effetti immunologicamente protettivi.

Molti soggetti vaccinati regolarmente, hanno effettuato, di loro iniziativa, controlli anticorpali, risultando totalmente assenti di anticorpi specifici e quindi esposti al contagio come se non fossero stati vaccinati: vengono definiti “non responder“.

Si dice che i non reattivi, cioè i soggetti che, vaccinati, non producono anticorpi specifici, siano intorno al 5%, ma non ci sono dati certi.

A questo proposito ci viene da pensare a come saranno considerati ai fini sociali, questi bambini, vaccinati ma non responder, quindi come se non fossero stati vaccinati, se la politica sanitaria permetterà l’accesso alla scuola solamente ai vaccinati anche se non protetti.

La Sanità Pubblica controllerà se tutti i bambini avranno sviluppato anticorpi specifici prima di accettarli a scuola?

Nel caso dei non responder li considererà come i non vaccinati per obiezione?

Perché se il bambino non vaccinato per obiezione, non viene accettato a scuola in quanto possibile “untore”, untore lo è anche il non responder vaccinato.

Peraltro è possibile che bambini non vaccinati possano produrre anticorpi senza che si manifesti clinicamente la malattia.

Sarebbe pertanto utile, verificare la presenza di anticorpi prima di effettuare la vaccinazione.

LA VACCINAZIONE NON È PRIVA DI EFFETTI COLLATERALI E COMPLICAZIONI

Uno dei motivi della diffidenza verso le indicazioni delle A.S. e del rifiuto a seguirne i protocolli, è certamente l’insistenza sulla innocuità dei vaccini che i medici attraverso giornali e TV assicurano, quando è esperienza diretta di molti genitori il vedere i propri figli, avere reazioni avverse e ammalarsi a volte in modo grave e permanente, subito dopo la vaccinazione e vedersi negare questa evidenza dal proprio medico curante e da tutte le A.S., rifiutando di segnalare tali reazioni, come prevede la legge.

A questi genitori, viene immediato Il dubbio che la vaccinazione sia un tabù di cui si può solo parlar bene, e che le reazioni avverse non debbano essere collegate al vaccino anche in presenza di relazione temporale evidente.

Come far quadrare il cerchio tra quanto ci dice l’Autorità Scientifica e quanto vediamo, osserviamo, proviamo nella nostra esperienza quotidiana, spesso in contraddizione?

È possibile solo con l’umiltà della conoscenza e della ricerca della verità, attraverso il dubbio e il porsi domande senza dogmi e certezze di fede: l’arroganza, la prepotenza, la presunzione, la sicumera, la violenza verbale, non hanno niente a che fare con la Medicina.

Partendo dai presupposti deontologici che “i doveri del medico sono la tutela della vita, della salute psico-fisica, il trattamento del dolore e il sollievo della sofferenza, nel rispetto della libertà e della dignità della persona senza discriminazione alcuna…” (Codice deontologico Titolo II art 3, 2016)

e che “La prescrizione ai fini di prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione è una diretta, specifica, esclusiva e non delegabile competenza del medico, impegna la sua autonomia e responsabilità….”(C.D. Titolo II art. 13)

dobbiamo accettare che

  • la sconfitta della morte non è ancora possibile (e speriamo che non lo sia mai)
  • la riduzione (eliminazione?) della malattia (*) è possibile solo a condizione di eliminare le cause (fisiche, psichiche, sociali, ambientali) che la producono: è un’illusione affidarsi solo ai farmaci, che agiscono sugli effetti, sui sintomi
  • la salute (*) dell’Homo sapiens si mantiene rispettando le esigenze biologiche e fisiologiche (aria, acqua, cibo, movimento, relazione emotiva, ricerca intellettiva/spirituale)
  • le persone non sono macchine da riparare, da trattare con imposizioni e obblighi, ma con cui porsi in comunicazione con una relazione personalizzata e partecipata.

 (*) Per approfondire i concetti di SALUTE E MALATTIA consiglio la lettura dei seguenti testi:

  • BASAGLIA Franca Ongaro. Salute/malattia. Le parole della medicina. PBE 1982
  • CORBELLINI G. Storie e teorie della salute e della malattia. Carocci 2016
  • CAVICCHI Ivan L’uomo inguaribile. Il significato della medicina. Editori Riuniti 1998
  • CAVICCHI Ivan Una filosofia per la medicina. Ed Dedalo. 2011
  • ANGUS DEATON. La grande fuga. Ed Il mulino 2015