L’Epidemia da Coronavirus

 

Luciano Proietti, medico

I

CITTÀ’ DESERTE   ROMA FIRENZE VENEZIA MILANO

STRADE VUOTE

CHIESE CHIUSE

RISTORANTI BAR CHIUSI

ATTIVITÀ’ SPORTIVE, SOSPESE: NUOTO CALCIO BASKET CICLISMO

TEATRI, CINEMA, STADI CHIUSI

DIVIETO DI USCIRE DI CASA

MAI SI ERA VERIFICATA NELLA STORIA UNA SITUAZIONE SIMILE: neppure in tempo di guerra o di altre epidemie.

Nell’era della SCIENZA E DELLA TECNOLOGIA, del DOMINIO DELL’UOMO SULLA NATURA, un microscopico invisibile, impalpabile, inavvertibile essere vivente, incapace di vivere e di riprodursi autonomamente, un VIRUS, sta sconvolgendo la vita e la psiche degli italiani e nelle prossime settimane il mondo intero, o meglio, il mondo cosiddetto “occidentale”, “civilizzato”, “EVOLUTO”.

“Ci eravamo convinti, ci sembrava che la medicina scientifica fosse ONNIPOTENTE, vedevamo interventi di neurochirurgia su pazienti svegli che suonano il violino, sapevamo di microonde e robot da fantascienza. CHE FINE HAI FATTO IPER-TECNOLOGIA? D’un tratto la modernità si è inceppata e in questa sorta di medioevo antifiabesco (dove si mangiano i pipistrelli) ci troviamo a fare i conti con la PESTE NERA. Non è la nostra epoca, non distinguiamo più il paesaggio. Ridateci l’ebbrezza di sentirci evoluti” (Stefano Massini, 11 marzo 2020)

“Stiamo vivendo lo sfaldamento dell’antropocentrismo – dell’arroganza antropocentrica – a causa del pipistrello, …… del minuscolo pallino che si moltiplica nel nostro pneuma: siamo natura anche noi, e sì, ce ne eravamo dimenticati. Siamo parte dell’equilibrio e della lotta tra le specie…. L’augurio che possiamo farci, anzi dobbiamo farci, è che qualcosa rimanga di questa pausa: a cominciare dall’idea che apparteniamo, nel bene e nel male alla natura, che siamo natura noi stessi, con le nostre bave e i nostri bronchi così vulnerabili” (Michele Serra, 14 marzo 2020)

 

II

La SCIENZA, la TECNOLOGIA, la MEDICINA definita SCIENTIFICA, si trovano impotenti, impreparate, incapaci a trovare soluzioni per affrontare la pandemia virale in atto.

L’unico intervento che la Medicina “Scientifica” del XXI secolo propone è quello già utilizzato nelle epidemie di peste in Europa, nel Trecento, nel Seicento, nell’ottocento: l’ISOLAMENTO

(Utili letture di questi giorni, oltre il Decamerone di Boccaccio e I Promessi sposi del Manzoni, La Peste di Camus, e La Peste di Londra di Daniel Defoe, tradotto da Elio Vittorini)

L’ISOLAMENTO è una procedura certamente utile per rallentare, ma non per bloccare, la diffusione di una epidemia, ed è questo l’obiettivo delle attuali decisioni politiche, MA è questa la strategia più efficace per ottenere il risultato migliore che le istituzioni sanitarie intendono raggiungere, ovvero limitare il numero dei morti?

Non tutte le autorità sanitarie sono d’accordo sull’utilità, a medio e lungo termine, di tale procedura, tanto che alcuni Paesi non hanno ritenuto necessario mettere in isolamento la popolazione

“Lo stile strategico di gestione dell’epidemia rispecchia fedelmente l’etica e il modo di intendere interesse nazionale e priorità politiche degli Stati e, in misura minore, anche delle nazioni e dei popoli. La scelta dello stile strategico di gestione è squisitamente politica.

Gli stili strategici di gestione sono essenzialmente due:

  1. Non si contrasta il contagio, si punta tutto sulla cura dei malati (modello tedesco, britannico)
  2. Si contrasta il contagio contenendolo il più possibile con provvedimenti emergenziali di isolamento della popolazione (modello cinese, italiano, sudcoreano).

Chi sceglie il modello 1 fa un calcolo costi/benefici, e sceglie consapevolmente di sacrificare una quota della propria popolazione. Questa quota è più o meno ampia a seconda delle capacità di risposta del servizio sanitario nazionale, in particolare del numero di posti disponibili in terapia intensiva. A quanto riesco a capire, infatti, il Coronavirus presenta le seguenti caratteristiche: alta contagiosità, percentuale limitata di esiti fatali (diretti o per complicanze), ma percentuale relativamente alta (intorno al 10%, mi pare) di malati che abbisognano di cure nei reparti di terapia intensiva. Se così stanno le cose, in caso di contagio massiccio della popolazione – in Germania, ad esempio, Angela Merkel prevede un 60-70% di contagiati – nessun servizio sanitario nazionale sarà in grado di prestare le cure necessarie a tutta la percentuale di malati da ricoverarsi in T.I., una quota dei quali viene così condannata a morte in anticipo. La quota di pre-condannati a morte sarà più o meno ampia a seconda delle capacità del sistema sanitario, della composizione demografica della popolazione (rischiano di più i vecchi), e di altri fattori imprevedibili quali eventuali mutazioni del virus.

La ratio di questa decisione sembra la seguente:

  1. L’adozione del modello 2 (contenimento dell’infezione) ha costi economici devastanti
  2. La quota di popolazione che viene pre-condannata a morte è in larga misura composta di persone anziane e/o già malate, e pertanto la sua scomparsa non soltanto non compromette la funzionalità del sistema economico ma semmai la favorisce, alleviando i costi del sistema pensionistico e dell’assistenza sanitaria e sociale nel medio periodo, per di più innescando un processo economicamente espansivo grazie alle eredità che, come già avvenuto nelle grandi epidemie del passato, accresceranno liquidità e patrimonio di giovani con più alta propensione al consumo e all’investimento rispetto ai loro maggiori.
  3. Soprattutto, la scelta del modello 1 accresce la potenza economico-politica relativa dei paesi che lo adottano rispetto ai loro concorrenti che adottano il modello 2, e devono scontare il danno economico devastante che comporta. (Roberto Buffagni, 14 marzo 2020)

Chi avrà ragione?

Probabilmente nessuno, nel senso che ogni scelta avrà effetti globali positivi e negativi.

La risposta finale sarà forse possibile solamente quando, terminata l’epidemia, si potrà fare un bilancio complessivo nelle due modalità, isolamento e non, tra contagiati, malati, morti e sopravvissuti.

A medio e lungo termine vuol dire valutare i danni non solo in termini di morti nel periodo critico della epidemia, ma anche, la morbilità e la mortalità conseguente ai gravi, imponenti, incalcolabili, danni psichici, sociali ed economici prodotti dall’isolamento e dalla interruzione dell’attività produttiva, sociale e culturale, con conseguente impoverimento della popolazione.


III

I dati epidemiologici,

I numeri dovrebbero darci delle certezze, ma già su questo argomento, sorgono le prime difficoltà:

Per avere dati e numeri sulla infezione in atto, occorre avere diagnosi certe, MA

la DIAGNOSI di infezione da Covid-19 avviene SOLAMENTE tramite tampone faringeo: se non effettuiamo il tampone non possiamo sapere il numero di positivi e negativi.

Ci sono altri metodi, (ricerca anticorpi, test molecolare) ma sono più costosi e meno rapidi.

INOLTRE, qual è la SENSIBILITA’ E LA SPECIFICITA’ di questo test diagnostico?

Si intende per SENSIBILITA’ la capacità di un test di identificare la presenza del virus e quindi, definire il soggetto INFETTO, sia che sia malato, sia che sia sano, cioè solo portatore.

Si intende per SPECIFICITA’ la capacità di identificare i soggetti non infetti, che non hanno contratto il virus; definisce il rischio di falsi positivi

La SENSIBILITA’ e la SPECIFICITA’ servono quindi a valutare la capacità di un test di diagnosticare, individuare soggetti sani  e malati, o, in questo caso, infettati (anche se non malati) e non.

A questo punto è evidente che i dati che vengono rilevati e che sentiamo in tv e leggiamo sui giornali, hanno un valore RELATIVO E IMPRECISO: possono essere numerosi sia i falsi positivi che i falsi negativi

Afferma il prof Vineis, (12 marzo 2020) epidemiologo all’Imperial College di Londra: “Una risposta precisa potrebbe venire SOLAMENTE DA UN TEST ESTESO A TUTTA LA POPOLAZIONE. Non sappiamo neppure con quali criteri il test viene somministrato in aree geografiche diverse. Molti malati lievi vengono trattati a casa e dunque manchiamo di un conteggio dei positivi asintomatici, dei positivi con pochi sintomi e anche dei sintomatici che NON hanno Covid-19. Inoltre, il TEST ATTUALE HA UNA ACCURATEZZA NON DEL TUTTO OTTIMALE; sarebbe necessario, per la certezza della diagnosi, usate test anticorpi specifici, IgM, IgG.”

PERCHE’ E’ DIFFICILE FARE DIAGNOSI DI INFEZIONE DA Covid-19 senza test anticorpali?

Perché questo virus, come peraltro la gran parte dei virus cosiddetti influenzali, non presenta sintomi specifici caratteristici come può verificarsi per altri virus quali ad esempio varicella, morbillo la cui diagnosi si può fare nella quasi totalità dei casi semplicemente in base alla sintomatologia obiettiva e soggettiva (esantema, enantema, febbre, ecc.)

Il soggetto infetto dal Covid-19 può :

  • non avere sintomi
  • avere sintomi lievi, specifici: febbricola, malessere, raffreddore, tosse
  • avere sintomi gravi: insufficienza respiratoria, polmonite

Ma tale sintomatologia NON è specifica del Covid-19, bensì di qualsiasi forma influenzale stagionale, come dimostrano i dati epidemiologici dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità).

Il dato epidemiologico più preciso potrebbe essere quello relativo alla mortalità, ma neanche questo ci dà certezze.

Dice sempre il prof Vineis:” Attualmente NON si riesce a distinguere tra coloro che sono morti A CAUSA DEL VIRUS, da quelli che sarebbero comunque morti e semplicemente ospitavano il virus. E’ possibile che quando saremo in grado di rianalizzare i casi di morte per ora catalogati sotto Covid-19, ci accorgeremo che una parte sono dovuti ad altre cause”

 

IV

Fatte queste premesse, cerchiamo di analizzare la situazione in una visione biologica e funzionale.

La modalità di intervento della medicina cosiddetta scientifica e di conseguenza della politica occidentale è di tipo RIDUZIONISTICO e SEMPLICISTICO

Vale a dire ridurre un problema a qualche dettaglio, per semplificare gli elementi e trovare soluzioni immediate, ignorando il contesto generale.

Questa modalità è usata in tutti gli ambiti della medicina, dalla relazione tra cibo e malattie, al trattamento delle patologie non infettive (cardiovascolari, autoimmuni, neurodegenerative, tumori, diabete, obesità, ecc.), a quelle infettive virali o batteriche.

Il messaggio che le autorità politiche e sanitarie hanno trasmesso e continuano a trasmettere attraverso la radio, le televisioni i giornali, è un messaggio di preoccupazione e  di paura con effetti di ansia e angoscia nella popolazione.

Scrive il prof. Alberto Mantovani, immunologo e direttore scientifico della Clinica Humanitas:

“ANATOMIA DI UN NEMICO”. Non è un ‘influenza’. Ce lo dicono i numeri (?)…è un nemico nuovo, del tutto sconosciuto al nostro sistema immunitario…….. non abbiamo sviluppato difese immunitarie come individui e come comunità. Di fronte a un nemico nuovo, la nostra arma migliore è non farlo circolare…….

“Contro il virus i nostri soldati immunologici combattono la loro battaglia (notare il linguaggio prettamente militaresco) e NON SAPPIAMO PERCHE’ IN ALCUNI CASI – I PAZIENTI ASINTOMATICI COSI COME I GUARITI- LA VINCANO E ALTRI NO”

Più avanti ancora: “Anche i bambini sono relativamente risparmiati: non sappiamo esattamente il perché” (Mantovani)

Il prof Mantovani dice, in sostanza, che La SCIENZA, LA MEDICINA SCIENTIFICA NON SA,, E’ IGNORANTE E IMPOTENTE di fronte a questo virus!!!

Tali affermazioni sentite e risentite nei media, associate alle assillanti raccomandazioni di evitare contatti e rimanere chiusi in casa non possono che provocare reazioni non solo di paura ma soprattutto di apprensione, preoccupazione, sgomento, inquietudine, ansia, angoscia: il nemico è nascosto, non si vede, non si sente, non si percepisce se non quando ti ha già invaso.

E gli effetti sulla psiche possono essere devastanti, aggravati dal fatto di dover rimanere al chiuso praticamente immobili.

Quindi:

LA MEDICINA NON SA IL MOTIVO PER CUI IN PRESENZA DI UN GERME, ALCUNI SI AMMALANO E ALTRI NO.

Se questa affermazione corrispondesse a verità, perché la ricerca scientifica, le Università, gli Stati, i politici, i medici tutti, non investono denari, risorse organizzative, convegni, studi controllati e comparati per scoprirlo? Per capire che cosa impedisce ad alcune persone di ammalarsi

E invece di STUDIARE, CAPIRE, RICERCARE LE MODALITA’ BIOLOGICHE FUNZIONALI E METABOLICHE DEI SOGGETTI CHE NON SI AMMALANO cosa ci viene proposto?

LA RICERCA DEL FARMACO, DEL VACCINO, DELLA SOSTANZA CHIMICA che introdotta nell’organismo uccida il nemico (l’antivirale o l’antibiotico) o gli impedisca di agire (vaccino).

Sia chiaro che non si vuole negare l’importanza della ricerca farmacologica e il valore e l’efficacia del farmaco nella cura di patologie altrimenti mortali. ANZI.

Ma si chiede che non ci si fermi alla cura: la conoscenza dei meccanismi biologici della vita ci permette oggi di intervenire prima che la malattia si manifesti.

Non viene assolutamente preso in considerazione l’altro elemento del problema: l’ospite con il suo sistema immunitario, le sue condizioni di salute, i fattori organici che possono impedire al “nemico” (virus, batteri, funghi) di attecchire, diffondersi e danneggiare l’organismo.

NON SOLO: le persone che vorrebbero capire questo aspetto e i medici che scelgono questa strada (capire i meccanismi di difesa individuali per rinforzarli e rendere innocui i germi) proponendo interventi preventivi di integrazione di sostanze utili per il sistema immunitario (vitamine, minerali, fitoterapici, integratori) non vengono presi in considerazione, anzi vengono screditati, diffamati, calunniati in nome di una medicina cosiddetta scientifica  basata  quasi esclusivamente sulla diagnosi e sulla cura dei sintomi

Afferma Albert Szent-Gyogi :

“La professione medica ha preso una visione molto ristretta e molto sbagliata. La mancanza di vitamina C causa lo scorbuto, quindi se non c‘è lo scorbuto non manca la vitamina C.

Niente di più chiaro di così.

L’unico problema è che lo scorbuto non è il primo sintomo di una mancanza, ma un collasso finale, una sindrome premortale e c’è un divario molto ampio tra lo scorbuto e la piena salute”.

(Discorso del premio Nobel 1937 per la scoperta della vit C,)

Scriveva Giorgio Bert* nel 1975, nella prefazione del libro di Muramoto “il Medico di se stesso “: “Ogni anno compaiono nuove malattie; ogni anno si parla di un nuovo virus o microbo. Quando, nel corso di una malattia  si cattura un microbo, quasi fosse un ladro, immediatamente lo si definisce “germe” e lo si ritiene responsabile della malattia stessa (diagnosi). Successivamente si cerca di eliminarlo con tecniche farmacologiche o chirurgiche”

“L’atteggiamento culturale orientale e ippocratico è completamente diverso. Nulla viene distrutto per timore, poiché l’eliminazione dei sintomi non solo non aiuta, ma anzi indebolisce l’organismo.

“Colui che segue un retto modo di pensare, non cerca di porre barriere fra sé e il mondo dei germi; egli sa che anche i virus e i batteri hanno una ragione d’essere e sono utili all’uomo. Non sono nostri nemici, ma fanno parte della nostra stessa vita- sono nel cibo che mangiamo e nell’acqua che beviamo- e NON POSSONO NUOCERE A UNA PERSONA IN BUONA SALUTE. “

“L’atteggiamento “anti-microbo” della scienza moderna, si è sviluppato per l’incapacità dell’uomo moderno di mantenersi forte nel corpo e nella mente” Questo scriveva Bert nel 1975

Ancora: “La medicina moderna è massimamente analitica (riduzionista): si tende a scomporre il corpo umano nelle parti che lo costituiscono; a isolare la malattia in una singola parte e concentrare la cura in quella specifica parte del corpo, a volte asportando la parte malata.”

“La concezione medica orientale, e ippocratica, “non concepisce il corpo come composto di parti separate, ma considera ogni organo una parte del tutto e la malattia un deterioramento di tutto il sistema corporeo;… il nostro corpo non è separato dalla terra che lo nutre. La terra, le piante che essa produce, gli animali, gli uomini, sono tutti in rapporto tra loro…La malattia di una qualsiasi parte del corpo riflette sempre un cattivo funzionamento della totalità del sistema”

In questa concezione la polmonite virale da Covid-19 non è provocata dal coronavirus, ma dalla reazione infiammatoria sproporzionata a livello polmonare, di un organismo indebolito da uno scompenso metabolico cronico: il coronavirus, o qualsiasi altro virus, è un fattore scatenante la reazione infiammatoria già presente cronicamente in forma lieve.

Il Covid-19, come qualsiasi altro virus, è pericoloso SOLAMENTE nei soggetti che presentano un’infiammazione cronica latente per una condizione di acidosi metabolica tessutale persistente.

“Appare chiaro che il punto principale, la filosofia che sta alla base della concezione olistica, orientale, e ippocratica, NON E’ LA CURA DELLA MALATTIA IN ATTO, l’intervento di emergenza per eliminare in qualche modo una stato di malessere, ma, in primo luogo, la conservazione o la conquista di uno stato di salute di corpo, di mente, di psiche e di una buona armonia con l’ambiente.” G. Bert.


V

La comprensione del significato biologico di questa, come di tutte le epidemie, e la gestione adeguata dei suoi effetti sui singoli e sulla popolazione, può avvenire solamente attraverso lo studio delle malattie infettive

La medicina, la scienza diventa efficace e risolve i problemi, quando si pone in un atteggiamento filosofico (la filosofia è “desiderio di conoscenza”), vale a dire quando socraticamente si pone domande, si interroga sul significato di un evento.

Solamente la conoscenza ci rende liberi, consapevoli, sicuri, sereni, saggi

La paura e l’angoscia sono figlie dell’ignoranza

Le domande a cui dobbiamo rispondere sono:

Che cosa sono le Malattie Infettive?

Quando sono comparse?
Perché sono comparse?
Perché ne abbiamo timore?
Perché non colpiscono tutti allo stesso modo?
Perché, in presenza del germe, alcuni si ammalano e altri no?
Perché, tra chi si ammala, alcuni guariscono e altri soccombono?
Perché alcune malattie sono pericolose e mortali solo in alcuni paesi e non in altri?

Perché alcune malattie infettive sono scomparse spontaneamente, almeno in Occidente, (peste, colera, lebbra, tifo, rabbia, sifilide, tubercolosi) altre persistono senza destare preoccupazione (rinite, scarlattina, varicella, streptococcie, mononucleosi, herpes, quarta, quinta, sesta malattia, cytomegalovirus,) altre persistono e destano serie preoccupazioni (epatiti, meningiti, morbillo, poliomielite, difterite, tetano, AIDS, Pertosse, papillomavirus, influenza)?

Microbi, germi, virus, batteri, funghi, microrganismi: termini generici per indicare organismi viventi di dimensioni piccolissime invisibili ad occhio nudo

Chi sono gli organismi viventi?
Sono entità di varia dimensione e sviluppo con la caratteristica della Vita

Come possiamo definire la VITA?

Intendiamo per “VITA” un processo di nascita, auto-mantenimento, riproduzione, espansione, morte.

La vita sulla terra dalla sua comparsa, circa tre/quattro miliardi di anni fa, è sempre stata un succedersi di relazioni, di scambi, scontri tra i vari organismi viventi.

I meccanismi che hanno consentito l’innesco di questo processo sono molto difficili da comprendere o immaginare. Secondo Stuart Kauffman l’auto-organizzazione è una legge di natura generale o una “attitudine” che si attua attraverso molteplici processi. Le molecole organiche, una volta generate, si sono evolute in base ad intrinseche proprietà auto-catalitiche (Kauffman, 1986; Eigen, 1992; Kurganof, 1994; Lifson 1997).

L’automantenimento, l’auto-catalisi, l’aggregazione in molecole complesse e in organismi autonomi non deve aver richiesto, secondo Kauffman, tempi enormemente lunghi per dare origine ai microrganismi che oggi noi consideriamo come i primi elementi oggettivabili della vita biologica.

Una volta resisi disponibili i mattoni della vita, questa si è “cristallizzata” rapidamente attorno ad essi
I batteri hanno avuto, ed hanno tuttora, un ruolo essenziale nella formazione e nel mantenimento della vita organica.

Da soli hanno creato le condizioni biochimiche affinché nel mare e sulla superficie della terra si determinassero quelle concentrazioni relative di ossigeno, anidride carbonica e azoto indispensabili per la vita

Le prime forme di “vita” sulla Terra, sono stati i batteri. Si può dire che dalla comparsa dei batteri sia iniziata l’evoluzione che ha portato fino all’uomo.

Su questo punto vi è assoluta concordanza di idee con la sola esclusione dell’ipotesi creazionistica.
Vi sono due modi essenzialmente diversi di guardare alla vita della biosfera.
Da una parte la biosfera viene considerata come un insieme di individui autonomi ciascuno dei quali testa la propria adattabilità all’ambiente: mutazioni, pressione selettiva, selezione naturale sono gli elementi attraverso i quali gli individui permangono o si estinguono. In questa visione, prevalentemente divisionistica, la biosfera non è che il contenitore (o il contenuto globale) di tutte le forme di vita.

La seconda visione considera la biosfera come unità viva e autonoma. Pioniere di questa visione è James Lovelock. Durante la sua permanenza alla NASA Lovelock ha analizzato e confrontato le atmosfere e le situazioni chimico-fisiche dei pianeti del sistema solare ed è pervenuto alla formulazione dell’idea di Gaia, ovvero della biosfera del pianeta Terra come entità viva ed autonoma.
La teoria di Gaia considera l’intera biosfera come un unico grande organismo vivente.

L’evoluzione dei suoi costituenti individuali non sarebbe un fatto esclusivamente “personale” relativo alla adattabilità individuale ad un determinato ambiente ma sarebbe il risultato di un processo che coinvolge, sempre e comunque, tutta la biosfera, il suo equilibrio dinamico, la sua salute, la sua adattabilità ad un ambiente molto più grande.

I geni dei singoli individui, i pool genici delle specie, sarebbero quindi gli elementi di un pool genico condiviso da tutto il superorganismo (Gaia appunto) e contenenti le informazioni pratiche per il suo sviluppo ontogenetico (Lovelock, 1991, Levine, 1993; Lovelock, 1995; Markos, 1995).

Nella metafora del super-organismo, ogni “cellula”, pur nel rispetto di una determinata gerarchia, ha la sua propria dignità: la sua esistenza condiziona, e dipende da ogni altra cellula dell’organismo, presente, passata, futura.
Tale visione contrasta con il modello medico occidentale moderno che considera invece l’uomo, sì effetto dell’evoluzione, ma al vertice della “natura”, al di sopra di tutti gli altri esseri viventi e quindi in diritto di eliminare e distruggere ciò che impedisce la sua sopravvivenza. Inoltre, l’uomo è l’unico essere vivente “consapevole”, cosciente, della sua esistenza, e quindi della sua morte certa.

Questa consapevolezza, accettata con dignità e fierezza nel mondo primitivo e in quello sviluppato antico, orientale (Cina, Giappone, India, Egitto) e greco, rendeva l’uomo dipendente dagli eventi e dai cicli naturali.
L’avvento del Cristianesimo porta in Occidente, dove si diffonde velocemente, un modello antropologico culturale nuovo, totalmente differente da quelli precedenti e assolutamente “contro natura”:

“Non morirai e, se muori, risorgerai”

Perché “contro natura”?

La morte biologica è l’evento obbligato e necessario per mantenere la vita: non ci può essere vita senza morte. La morte degli individui è uno dei meccanismi necessari alla permanenza delle specie: solo una popolazione che si rinnova in continuazione (nascita, procreazione, morte) esprime quella variabilità che serve per fare fronte alle mutanti necessità ambientali.
La morte dell’individuo trova così una sua ragion d’essere nella sopravvivenza della sua specie.

Quando l’evoluzione porta una struttura anatomica, il cervello, ad uno sviluppo così complesso e raffinato da rendere l’Homo sapiens “cosciente”, “consapevole” del suo essere, della SUA VITA, della sua nascita, della sua crescita, della sua riproduzione e quindi della sua morte, si verifica una condizione nuova, anomala rispetto a prima.

Compare sulla Terra un essere vivente, l’homo sapiens, che a differenza di tutti quelli comparsi prima, Sa, è consapevole, di dover morire.

Convincere le persone che non moriranno, e se moriranno, risorgeranno è, come dice Nietzsche, il colpo di genio del Cristianesimo.

Questo modello condizionerà, e condiziona tuttora, l’Occidente in tutti gli ambiti: cultura, lavoro, economia, giurisprudenza, scienza, medicina, ecc.

In campo medico in particolare l’obiettivo è sempre più quello dell’allontanamento della morte e del prolungamento della vita, a qualsiasi costo.

In questa visione, un posto speciale occupa la “battaglia” della medicina e della tecnologia, alle malattie infettive, le cui epidemie furono per millenni incubo e terrore dei popoli, occidentali in particolare.
La scoperta degli antibiotici e dei vaccini è il fiore all’occhiello della scienza occidentale, funzionale all’obiettivo di colpire un singolo microorganismo con una sostanza farmacologica senza agire sulle cause e senza intervenire sull’ospite.

La storia dell’Uomo è intrinsecamente legata con quella degli altri organismi viventi, esterni e interni a lui, grandi, piccoli, invisibili.

Noi, per comodità conoscitiva, abbiamo classificato gli esseri viventi in classi, specie, ordini, famiglie, ecc. ma in natura la convivenza e la promiscuità è totale: la quantità di germi (virus, batteri, funghi) presenti nel nostro organismo, dentro e fuori, è stata calcolata in 10 volte più numerosa del numero delle nostre cellule. In natura gli organismi viventi hanno convissuto e convivono per lo più in equilibrio. La comparsa dell’homo sapiens dotato di intelligenza e conoscenza ha sconvolto questo equilibrio, perché l’Uomo non accetta che ci siano degli altri esseri, grandi o microscopici, più potenti di lui che possano annientarlo, distruggerlo ed eliminarlo fisicamente.

È riuscito a dominare e spesso a eliminare ed estinguere grandi animali, ma non ancora quelli microscopici, e ovviamente non ci riuscirà perché sono i batteri che ci permettono di vivere: senza batteri non saremmo comparsi e non potremmo vivere, moriremmo subito. Per quanto riguarda l’effetto dei germi sul nostro organismo, possiamo distinguere due tipologie:
1 – germi che convivono in modo innocuo, anzi, protettivo, con il nostro organismo,
2 – germi che provocano malattie

I primi sono per lo più batteri, funghi, protozoi.

I secondi possono essere anche batteri, funghi e protozoi, ma sono soprattutto virus.

La possibilità che i germi possano provocare malattia negli organismi superiori, dipende in parte dal tipo di germe e dalla sua numerosità, ma soprattutto dalle condizioni metaboliche dell’organismo ospite.

Per malattia da infezione si intende una condizione per cui un germe ha superato le barriere naturali innate dell’organismo, (cute, mucose, macrofagi, granulociti, linfociti) ed è penetrato nella circolazione sanguigna, determinando una reazione di allarme del sistema difensivo, la febbre, che deve impedire al germe di raggiungere gli organi vitali, cervello, cuore, polmoni, fegato, reni, pancreas dove si producono le temute “complicazioni”: encefalite, miocardite, polmonite, epatite, nefrite, pancreatite. Quando un germe penetra in un organo vitale, l’evoluzione biologica naturale è la morte dell’ospite, a meno che non si intervenga con farmaci specifici, come abbiamo imparato a fare noi umani.

Da Playfair J. In salute e malattia. Sperling &K. Ed 2004

 

PERCHÉ I GERMI NON COLPISCONO TUTTI ALLO STESSO MODO?
PERCHÉ ALCUNI SI AMMALANO E ALTRI NO?
PERCHÉ TRA CHI SI AMMALA ALCUNI GUARISCONO, ALTRI SOCCOMBONO?

A questo gruppo di domande, si può rispondere che in biologia tutti gli esseri viventi hanno il “compito”, la “necessità” biologica di crescere, riprodursi e morire senza differenza di specie e dimensioni.
Pertanto virus, batteri, insetti, rettili, pesci, l’homo sapiens, hanno, tutti indistintamente, l’”obbligo biologico” di svolgere questo compito nel modo più efficace per il mantenimento della specie: riesce a sopravvivere e riprodursi il più forte, o piuttosto chi si adatta meglio all’ambiente in cui nasce.

Questo significa che non è sufficiente la presenza di un germe (virus o batterio o parassita) per provocare la malattia

 

Scrive John Playfair, direttore del dipartimento di immunologia presso l’University College Hospital di Londra, autore del trattato Infection and Immunology, Oxford University Press: “La MENINGITE può essere causata da pneumococchi, bacilli tubercolari, virus, funghi e perfino protozoi. Tuttavia, l’agente più comune è la Neisseria meningitidis, detto anche “meningococco”.

Circa un quarto della popolazione è PORTATORE SANO di questo batterio, che risiede nelle cavità nasali e nella gola.

NON È CHIARO IL MOTIVO per cui talvolta il meningococco entri nel sangue e si diffonda nelle meningi, alla pelle e ad altre parti del corpo”

Questo autorevole studioso della medicina accademica ci dice che

LA MEDICINA NON SA IL MOTIVO PER CUI, IN PRESENZA DI UN GERME, ALCUNI SI AMMALANO E ALTRI NO.

Come già detto in precedenza, se questa affermazione corrispondesse a verità, perché la ricerca scientifica, le Università, gli Stati, i politici, i medici tutti, non investono denari, risorse organizzative, convegni, studi controllati e comparati per scoprirlo?
Sarebbe la soluzione definitiva ai problemi della immunologia.

Se scoprissimo come l’organismo di certi soggetti si difende in modo naturale dalle infezioni, potremmo trasferire a tutti gli organismi queste capacità e non aver più bisogno, o molto meno di farmaci antibatterici e vaccini.

PERCHÉ E QUANDO si verificano le complicazioni?
Essenzialmente quando e se l’organismo ospite è debilitato e non in grado di impedire con le sue difese innate, la penetrazione dei germi nel circolo sanguigno.

Infatti non sono le malattie infettive in se’ che ci preoccupano , ma le possibili complicanze: per esempio, del morbillo ci preoccupa la possibile complicanza encefalitica o la polmonite; dello pneumococco, la meningite; della Neisseria, la meningite; della poliomielite, la complicanza nervosa, la paralisi; della difterite, la miocardite; della parotite, la pancreatite o l’orchite e l’ovarite, ecc..

Fin dagli anni ’70, l’OMS, in un rapporto sosteneva che:
“Un organismo debilitato è molto meno resistente agli attacchi dei microbi che incontra. Generalmente il morbillo o la diarrea – malattie senza conseguenze e di breve durata tra i bambini ben nutriti – sono malattie gravi e spesso fatali per quelli cronicamente mal nutriti. Prima che esistessero i vaccini, ogni bambino in ogni paese, prendeva il morbillo, ma si verificavano 300 volte più morti nei paesi poveri che in quelli più ricchi.

La ragione non stava nel fatto che il virus fosse più virulento, né che ci fossero meno servizi medici, ma nel fatto che l’organismo dei bambini sottoalimentati hanno minore capacità reattiva, sono immunologicamente depressi.” (per mancanza dei nutrienti, vitamine e minerali, che permettono al sistema immunitario di funzionare)

Lo stesso rapporto OMS sostiene che “abbiamo prestato troppa attenzione al nemico, trascurando le nostre proprie difese”.
“Per il momento, conclude il rapporto, una dieta adeguata rappresenta il “vaccino” più efficace contro la maggior parte delle comuni malattie infettive diarroiche, respiratorie o di altro genere” (OMS, Behar, A deadly combination, World Health O., febbraio 1974, pag 29)

È universalmente riconosciuto che lo stato di salute di una persona, ha un peso determinante sulla sua capacità di reagire alle malattie infettive.

Il MORBILLO costituisce un tipico esempio di malattia con elevata incidenza tra tutte le classi sociali, per la quale peraltro, la probabilità di subire gravi complicanze o di morire dipende in gran parte dallo stato generale di salute del bambino ed è elevata nei paesi sottosviluppati e tra le classi povere dell’occidente

L’epidemiologia ci dice che dagli anni ’30 agli anni ’80 (introduzione del vaccino antimorbillo) in Italia, la morbilità per morbillo è rimasta costante, estesa a tutti i nuovi nati, circa 500.000, vale a dire che tutti  si ammalavano, ma la MORTALITÀ è passata da più di 3000 casi anno a 0 (prima dell’introduzione del vaccino) e le tanto temute gravi complicazioni (encefalite, polmonite) erano a carico per lo più di soggetti adulti o di bambini immunodepressi per malattia, malnutrizione o scarsa igiene ambientale.

L’INTRODUZIONE DELLA VACCINAZIONE ANTIMORBILLOSA IN ITALIA NON HA MODIFICATO LA MORTALITÀ’, MA SOLAMENTE LA MORBILITA’.

VI

Avendo ben chiari questi concetti, vediamo cosa possiamo fare come individui nei confronti della attuale epidemia da Covid-19.

Viene spesso sottolineato dai “media” che i rischi maggiori di complicanze (polmonite) e morte, si verificano a carico dei soggetti anziani, affetti da altre patologie, in particolare, cardiovascolari, autoimmuni, dismetaboliche, neurodegenerative, diabete, ipertensione tumori, ecc., vale a dire soggetti che, senza un importante, oneroso, non privo di effetti dannosi, carico farmacologico, non potrebbero mantenersi in vita.

Ma Abbiamo anche letto e sentito che vi sono casi di malattia con necessità di assistenza ventilatoria, complicazione e morte anche in soggetti non anziani, “in buona salute”.

Ma cosa vuol dire “essere, mantenersi in salute”?

Dobbiamo innanzitutto

  • chiederci PERCHÉ’ alcuni, anche se contagiati, si ammalano e altri no, e PERCHÉ’ alcuni guariscono e altri muoiono: questo dato chiarisce che NON è il virus ad essere pericoloso di per se, ma solamente in relazione alle condizioni del terreno su cui viene a insediarsi.
  • sapendo che NON è il virus determinante a provocare la morte, altrimenti tutti i contagiati morirebbero, ma la condizione del terreno su cui va a posarsi, è importante ed essenziale, conoscere la condizione del nostro terreno e intervenire per mantenersi in salute ed evitare che l’eventuale contagio del Covid-19 o di qualsiasi altro virus, ci provochi una reazione infiammatoria polmonare, intestinale, meningea, pericolosa.

Sul significato e sulla definizione di cosa intendere per “salute” sono stati scritti da più di duemila anni e in varie culture, decine di volumi, ma solo ora, con le attuali conoscenze biologiche, biochimiche, fisiologiche possiamo con sufficiente adeguatezza fare

diagnosi di salute”.

La medicina ha sempre avuto e continua tuttora ad avere come obiettivo, quello di fare “diagnosi di malattia” per poter attuare una terapia specifica, precisa, efficace per quella malattia.

La scuola di medicina insegna la PATOGENESI, ovvero la genesi, il modo in cui si formano le malattie: il compito del medico deve essere quello di fare diagnosi e curare la malattia

Non viene studiata la SALUTOGENESI: ovvero la genesi, il modo in cui si mantiene la salute

Questo aspetto non viene considerato compito della medicina, né il medico viene istruito per questo percorso.

D’altro canto, negli ultimi decenni, il concetto di salute e malattia è diventato meno chiaro, sfumato, indefinibile, soprattutto con l’avvento del concetto di diagnosi precoce attraverso test diagnostici e dati di laboratorio su sangue, urine, cellule, biopsie, ecc. e la conoscenza dei fattori di rischio (fumo, cibo, inquinamento, stress, ecc.).

Il confine tra salute e malattia è sempre più indefinito e indefinibile, perché la malattia può venire individuata prima che il soggetto abbia i sintomi: es. tumori in fase iniziale, iperglicemia, ipertensione,  osteoporosi, ipotiroidismo, celiachia,: possono passare anche anni prima che la malattia si manifesti con sintomi clinici: ipertensione>ictus, iperglicemia>diabete,  osteoporosi>fratture, ipotiroidismo>obesità, stanchezza cronica, depressione, ipercolesterolemia, linfopatie, ecc., celiachia>malassorbimento intestinale, anemia, magrezza. tumori, ecc.

Pertanto, è necessario capire che cosa, quali fattori, quali sostanze influenzano in modo positivo e/o negativo il nostro stato di salute.

L’unica modalità possibile per capirlo è partire dalla fisiologia, come ci insegna la medicina funzionale:

Occorre dunque chiedersi:

Come funzionano i nostri organi, i nostri sistemi, il nostro organismo?

1° – Di quali sostanze, condizioni, elementi necessitano le nostre cellule per mantenersi in salute e riprodursi correttamente?

2° – Quali fattori danneggiano il funzionamento delle cellule?

Risposta 1° –

Le NECESSITÀ, i BISOGNI essenziali dell’UOMO inteso come Primate appartenente al Regno animale, sono:

  • LUCE
  • ARIA
  • ACQUA
  • CIBO
  • MOVIMENTO
  • RELAZIONE AFFETTIVA-SESSUALE

Pertanto

–   se non riceve la luce del sole

  • se respira aria inquinata
  • se beve poca acqua e inquinata
  • se mangia poco o troppo cibo e questo cibo non è fisiologico
  • se non fa movimento
  • se ha relazioni affettive e confronti emotivi disagiati

il suo SISTEMA NEURO-ENDOCRINO-IMMUNITARIO non può essere efficiente e facilmente crea scompensi metabolici che portano a quelle che noi chiamiamo malattie

Quali sono le aree in Italia maggiormente colpite in termini di malati e morti dalla polmonite virale, non specificamente da Covid-19, ma tutti gli anni dai virus influenzali? Il nord Italia, la pianura padana e le aree dove l’inquinamento è ai livelli massimi

 

Chi vive in quelle aree

–   non riceve vit D anche se c’è il sole

  • respira più inquinanti che ossigeno e azoto puro
  • beve acqua batteriologicamente pura, ma inquinata
  • mangia cibo processato, inquinato, “zuccherato”, “salato”,
  • fa movimento se va in palestra
  • il dis-stress psico-emotivo da lavoro e da relazione affettiva è totalmente anti-fisiologico e non compensato dall’eu-stress

(di ognuno di questi fattori si dovrebbe parlare a lungo)

Pertanto, chi vive in queste condizioni ambientali NON può essere in salute, anche se non ha ancora patologie evidenti: i suoi organi sono in equilibrio precario, il suo sistema immunitario è facilmente frangibile: basta una banale influenza per mandarlo in crisi

Chi vuole mantenersi in salute, ha due possibilità:

  • abitare in zone salubri, soleggiate, ricche di acque pure, cibandosi per lo più di alimenti di origine vegetale prodotti in un orto familiare; fare movimento al sole (camminare, zappare, tagliare legna, accudire alberi), cantare, suonare uno strumento, dipingere, giocare con bambini, chiacchierare con i vicini, leggere un libro, vedere un film divertente, fare teatro, ecc. In Italia è possibile nelle regioni alpine o appenniniche o marine del Centro-sud e isole. Ovviamente questa prima possibilità se la possono permettere poche persone, quelle che decidono di scegliere una vita alternativa a quella convenzionale. La maggior parte delle persone che vive in città, lavora al chiuso in ufficio, va a fare la spesa al supermercato, beve acqua del rubinetto, mangia cibo industriale, deve scegliere la possibilità numero 2
  • conoscere i punti deboli, le carenze, gli squilibri del nostro organismo per capire come e dove intervenire con trattamenti psico-fisici e integratori nutrizionali.

     Sappiamo che qualsiasi patologia è caratterizzata da uno stato infiammatorio: l’infiammazione è un meccanismo fisiologico di difesa che, se persistente ed eccessivo provoca malattia; se non c’è infiammazione, non c’è malattia.

Pertanto, occorre innanzitutto conoscere qual è il livello di infiammazione del nostro organismo; e lo possiamo vedere attraverso un esame di sangue: PCR (Proteina C Reattiva), Fibrinogeno, VES.

Lo stato infiammatorio dipende a sua volta, è prodotto, dalla condizione di acidosi metabolica tessutale persistente, vale a dire, in termini grossolani, dallo stato di inquinamento, intossicazione, accumulo di acidi nel tessuto interstiziale (la zona tra le cellule) di tutti gli organi.

Questa condizione la possiamo conoscere attraverso un esame di urina, di feci e il test del pH salivare e altri sintomi soggettivi e oggettivi**

Questo stato di acidosi tessutale è causato da uno stress ossidativo elevato e non compensato da un’adeguata eliminazione dei radicali liberi prodotti dalle attività quotidiane: cibo, attività fisica, stress, ambiente, e da eventuali alterazioni genetiche.

Per semplificare possiamo rappresentare quanto descritto in uno schema piramidale (tratto dal libro “I Primi 1000 giorni” Macroedizioni) che presenta la cascata di eventi che porta alla manifestazione della malattia, a partire dai fattori predisponenti (cibo, attività fisica,stress, ambiente, genetica) ai fattori favorenti (stress ossidativo, distonia neuro-vegetativa orto-parasimpatica, disbiosi intestinale, acidosi metabolica cronica persistente, infiammazione cronica latente)

Altri esami utili, oltre a quelli già segnalati, per individuare carenze nutrizionali, scompensi metabolici, ormonali e funzionali sono:

  • emocromo
  • glicemia
  • insulinemia
  • enzimi epatici
  • vitamina D
  • fosfatasi alcalina
  • Vitamina B12
  • omocisteina
  • trigliceridi
  • creatininemia
  • prolattina
  • ferritina
  • transferrina
  • TSH, FT3, FT4 (tiroide)
  • HLA DQ2 DQ8 (predisposizione genetica alla celiachia)
  • IgE totali
  • Calprotectina fecale (esame delle feci)
  • Esame urina completo
  • Elettrocardiogramma a riposo e sotto sforzo
  • Ecodoppler vasi sovraaortici (soprattutto per gli over 50 anni)

  

VII

 Fattori metabolici utili e importanti per conoscere la funzionalità e l’efficienza del nostro organismo sono:

  • La Pressione sanguigna che non deve essere superiore a 120/80
  • la frequenza cardiaca a riposo al mattino: inferiore a 70 battiti al minuto
  • la temperatura corporea misurata con termometro in bocca tra le ore 7 e le 8: 36,2 – 36,4
  • il pH urinario delle seconde urine del mattino: non inferiore a 7
  • ritmo sonno-veglia regolare: dormire almeno 7 ore per notte: coricarsi presto (max 22-23) e concedersi un riposo di mezz’ora/un’ora a metà giornata
  • evacuazione quotidiana di feci formate, con pH acido

 

Fatte queste indagini di tipo laboratoristico, occorre sottoporsi ad una visita da un medico che esamini lo stato generale della persona nel complesso e nel particolare (vista, udito, denti, lingua, cute, organi genitali, equilibrio, espressione verbale, mobilità articolare, potenza muscolare, ecc., ecc.).

Al termine del percorso diagnostico, il medico, sempre insieme alla persona in questione, dà una valutazione complessiva dello stato di salute (diagnosi di salute) e dei possibili rischi di scompenso nel breve e medio termine.

Come si può osservare, la diagnosi di salute, è un percorso elaborato, complesso. laborioso, che richiede conoscenze ampie e approfondite della fisiologia e competenze specifiche sul significato biologico della “malattia”.

  

CONSIDERAZIONI FINALI

  • la sconfitta della morte non è ancora possibile (e speriamo che non lo sia mai)
  • la riduzione (eliminazione?) della malattia è possibile solo a condizione di eliminare le cause (fisiche, psichiche, sociali, ambientali) che la producono: è un’illusione affidarsi solo ai farmaci, che agiscono sugli effetti, sui sintomi.
  • la salute dell’Homo sapiens si mantiene rispettandone le esigenze biologiche e fisiologiche (aria, acqua, cibo, movimento, relazione emotiva, ricerca intellettiva/spirituale)
  • le persone non sono macchine da riparare, da trattare con imposizioni e obblighi, ma soggetti con cui porsi in comunicazione con una relazione personalizzata e partecipata.

 

  

 

* Professore di patologia medica presso l’Università di Torino

** vedi articoli su Equilibrio acido-base sul sito www.pediatriafunzionale.it